Rifugio Soria Ellena: acqua, memoria e relazioni nel cuore della Valle Gesso

È online su Spotify un nuovo episodio di Rifugio Vivo dedicato al Rifugio Soria Ellena (CAI Cuneo), in Valle Gesso. Riccardo Beltramo e Monica Gilli, sociologa che si occupa di turismo all’Università di Torino, incontrano il gestore Luca Galfrè per raccontare il rifugio come presidio vivo: luogo di protezione, semplicità, lavoro quotidiano, gestione delle risorse, socialità e memoria alpina. 

È online su Spotify un nuovo episodio di Rifugio Vivo, dedicato al Rifugio Soria Ellena, in Valle Gesso. L’episodio prosegue il percorso di ricerca e comunicazione che CRESTA dedica ai rifugi alpini come sistemi socio-ecologici complessi: luoghi in cui l’accoglienza non è mai separata dalla gestione delle risorse, dalla cultura del territorio, dalla responsabilità ambientale e dalle relazioni che si costruiscono tra chi sale, chi abita temporaneamente la quota e chi il rifugio lo fa vivere ogni giorno. 

In questa puntata Riccardo Beltramo sale al Rifugio Soria Ellena insieme a Monica Gilli, sociologa che si occupa di turismo all’Università di Torino. Ad accoglierli è Luca Galfrè, gestore del rifugio, la cui voce guida l’ascoltatore dentro una domanda apparentemente semplice, ma decisiva: che cosa significa davvero “rifugio” oggi? 

Il racconto prende avvio dal paesaggio della Valle Gesso e dal cammino verso il Piano del Praiet. La salita da San Giacomo di Entracque, il Vallone della Barra, la presenza dell’acqua, i segni del Parco naturale Alpi Marittime, le indicazioni verso altri rifugi, bivacchi e valichi costruiscono fin dall’inizio una geografia di relazioni. Il Soria Ellena non appare come un punto isolato, ma come parte di una rete di passaggi, itinerari, memorie e pratiche di frequentazione responsabile della montagna. 

Uno dei nuclei dell’episodio è la riflessione sulla parola “rifugio”. Attraverso la voce di Luca Galfrè, il rifugio viene distinto da un albergo in quota o da un ristorante di fondovalle: è un luogo che accoglie, nutre, ripara e orienta, ma che chiede anche misura. Acqua, energia, rifornimenti, meteo, reflui, capienza e convivenza non sono aspetti secondari o nascosti; sono la sostanza stessa dell’abitare in quota. La semplicità, in questa prospettiva, non è povertà di cura, ma coerenza con un ambiente che pone vincoli reali. 

Il Soria Ellena emerge come un rifugio fortemente legato alla socialità. La cena condivisa, le storie degli escursionisti e degli alpinisti, l’incontro tra persone che arrivano da itinerari diversi, la scelta di non trasformare la connessione digitale in un servizio ordinario diventano elementi centrali della narrazione. Il rifugio è anche uno spazio in cui si torna a guardarsi intorno, a parlare, ad ascoltare il cammino degli altri. È “sociale” nel senso più concreto del termine: perché mette le persone intorno a un tavolo, dentro un luogo che richiede presenza. 

L’episodio dedica attenzione anche alla dimensione internazionale della frequentazione. Il Soria Ellena intercetta traversate, cammini di più giorni, itinerari legati al Mercantour e percorsi transfrontalieri. La Valle Gesso viene raccontata come una valle di attraversamento, dove il rifugio svolge una funzione di presidio, orientamento e conforto per chi arriva dalla Francia, prosegue verso altri rifugi o utilizza la struttura come base per itinerari alpinistici e scialpinistici verso il Gelàs.