Hut Culture racconta due rifugi-sistema: Quintino Sella e Refuge du Goûter
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Due episodi del podcast Hut Culture – The Living Hut, realizzati nell’ambito del corso di Tourism Eco-Management dell’Università di Torino, mettono in dialogo il Rifugio Quintino Sella e il Refuge du Goûter. Casi diversi, ma accomunati dalla stessa prospettiva: leggere il rifugio come sistema vivo, dove ospitalità, gestione ambientale, sicurezza, logistica e cultura della montagna si intrecciano.

Prosegue su CRESTA il racconto di Hut Culture – The Living Hut, il progetto didattico e di public engagement nato all’interno del corso di Tourism Eco-Management dell’Università di Torino. Dopo la presentazione pubblica degli episodi realizzati dagli studenti e dalle studentesse, due nuove uscite dedicate al Rifugio Quintino Sella e al Refuge du Goûter consentono di mettere in dialogo due realtà alpine diverse, accomunate da una stessa domanda di ricerca: che cosa significa gestire un rifugio come sistema vivo, in equilibrio tra ospitalità, ambiente, sicurezza, logistica e cultura della montagna?
L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato con Hut Culture, che invita a leggere i rifugi non come semplici edifici o punti di appoggio lungo un itinerario, ma come microcosmi socio-ecologici. Nel lavoro svolto durante il corso, gli studenti hanno sperimentato un processo completo di ricerca e comunicazione: analisi della letteratura, progettazione di strumenti di indagine, interviste, raccolta di dati e immagini, fino alla costruzione di un prodotto narrativo capace di rendere accessibili evidenze e riflessioni sulla sostenibilità in quota.
L’episodio dedicato al Rifugio Quintino Sella è stato curato da Alessandro NANU e Simone VALENTI. Il caso permette di osservare il rifugio come presidio alpino in cui la dimensione storica e quella gestionale si incontrano con le esigenze contemporanee di frequentazione responsabile. Attorno al tema dell’ospitalità in quota emergono questioni decisive: l’uso attento delle risorse, l’organizzazione della permanenza, il rapporto con il territorio e la capacità del rifugio di educare chi arriva a una diversa misura dell’esperienza montana.

L’episodio dedicato al Refuge du Goûter è stato curato da Shao Chia CHEN, Leonie HEMMER, Maryo GALI, Yuki SEKIYA e Jade PETITOT LONCQ. In questo caso il racconto conduce verso una realtà estrema e fortemente simbolica: un rifugio d’alta quota legato all’accesso al Monte Bianco, dove sostenibilità, sicurezza e gestione dei flussi si intrecciano in modo particolarmente evidente. Il Goûter mostra come l’innovazione architettonica e tecnica non possa essere separata dalla responsabilità dei comportamenti, dalla fragilità dell’ambiente e dalla necessità di governare con attenzione l’esperienza alpinistica.

Accostati, i due episodi restituiscono bene la forza del metodo Hut Culture: partire da casi concreti per raccontare la montagna come laboratorio di sostenibilità applicata. Il Rifugio Quintino Sella e il Refuge du Goûter non sono soltanto due mete, ma due modi di interrogare la relazione tra persone, luoghi e limiti. In entrambi i casi, il rifugio appare come una soglia: tra valle e alta quota, tra servizio e cura, tra desiderio di accesso e responsabilità di tutela.
Con questi contributi, gli studenti e le studentesse del corso confermano il valore di una didattica capace di unire ricerca, comunicazione e public engagement. Hut Culture diventa così uno spazio in cui la sostenibilità esce dalla dimensione astratta e prende forma nelle pratiche quotidiane dei rifugi: acqua, energia, rifiuti,