I gestori dei rifugi come “sensori” dell’overtourism: nuove evidenze sulle Alpi italiane

Un nuovo studio pubblicato su Journal of Outdoor Recreation and Tourism analizza come i gestori dei rifugi percepiscono il superamento delle soglie di capacità di carico turistica in montagna e quale ruolo giochi il cambiamento climatico nel rendere più fragile l’equilibrio tra frequentazione e tutela dell’ecosistema

La crescita della domanda di attività outdoor sta aumentando la pressione sulle aree naturali e rende sempre più urgente ripensare strumenti e priorità della gestione del turismo sostenibile. In questo contesto, i rifugi rappresentano un punto di osservazione unico: chi li gestisce è a contatto quotidiano con i flussi di visitatori e con i segnali, spesso sottili ma ripetuti, di stress ambientale e operativo.

L’articolo Mountain hut managers as observers of overtourism in natural areas: Perceived tourism carrying capacity in the Italian Alps, firmato da Giorgio Mina, Giovanni Peira, Stefano Duglio e Riccardo Beltramo, esplora proprio queste percezioni, con l’obiettivo di capire quali “campanelli d’allarme” segnalino, dal punto di vista dei gestori, l’avvicinarsi (o il superamento) dei limiti di sostenibilità del turismo montano.

Lo studio si basa su una survey rivolta ai gestori di rifugi italiani, costruita per raccogliere informazioni su domanda e offerta turistica, impatti percepiti e implicazioni del cambiamento climatico. Le relazioni tra pressioni e impatti sono state analizzate attraverso la modellizzazione a equazioni strutturali, evidenziando come la crescita delle pressioni sia soprattutto legata a modelli di domanda in evoluzione, mentre gli impatti ambientali emergono come ragione centrale della diminuzione dell’accettazione del turismo.

Tra i segnali che indicano il rischio di superamento della capacità di carico compaiono: congestione dei visitatoridegrado ecologico e aumento delle difficoltà operative nella gestione quotidiana del rifugio. In parallelo, il cambiamento climatico si conferma un fattore esterno decisivo, capace di influenzare direttamente la sostenibilità del turismo in quota e la resilienza dei sistemi di accoglienza.

Un elemento qualificante del lavoro è la scelta di andare oltre una lettura “solo numerica” della capacità di carico: invece di misurare esclusivamente quante presenze un’area possa sopportare, la ricerca propone un’analisi sistematica dei limiti percepiti, integrando l’esperienza dei gestori nel quadro di valutazione. Ne deriva un’indicazione chiara per le politiche e la pianificazione delle destinazioni: servono approcci che mettano al centro regolazione della domandavalutazioni adattive della capacità e resilienza climatica, valorizzando il coinvolgimento degli stakeholder nelle scelte di gestione.

L'articolo costituisce un approfondimento del keynote dal titolo "Overtourism and Mountain Huts", presentato da Riccardo Beltramo ad Innsbruck, in occasione dell'International Mountain Conference 2025 (IMC25), il 17 settembre 2025, durante la giornata dedicata ai rischi climatici e alle opportunità di sviluppo sostenibile.