È online il volume “Mountain Huts in a Changing Global Context”
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È stato pubblicato il nuovo numero speciale del Journal of Alpine Research | Revue de géographie alpine dedicato ai rifugi di montagna e alle trasformazioni ambientali, sociali e turistiche che ne stanno ridefinendo funzioni e prospettive.

Il volume, Mountain Huts in a Changing Global Context, è curato da Sophie de Rosemont, Riccardo Beltramo e Jean Miczka e riunisce otto contributi riguardanti le Alpi e alcune regioni montane del Giappone e della Corea del Sud.
I rifugi si trovano oggi al centro di cambiamenti profondi. L’aumento delle temperature, la riduzione dell’innevamento, il ritiro dei ghiacciai e la degradazione del permafrost incidono sulla stabilità dei versanti, sulla disponibilità di acqua, sulla sicurezza degli accessi e sulla durata delle stagioni operative. Strutture progettate per durare decenni devono quindi confrontarsi con condizioni ambientali e modalità di frequentazione che possono cambiare nel giro di pochi anni, o persino da una stagione all’altra.
Parallelamente, anche il turismo montano si trasforma. Escursionismo, alpinismo, trail running, turismo familiare e attività educative producono esigenze e flussi differenti. I rifugi non sono più soltanto luoghi di pernottamento lungo un itinerario, ma possono diventare mete giornaliere, punti di ristoro e informazione, presidi per la sicurezza, basi logistiche e nodi di collegamento tra visitatori, guide, trasporti, produttori locali e strutture ricettive di fondovalle.
Il numero speciale affronta inoltre il ruolo delle innovazioni tecnologiche: energie rinnovabili, sistemi di accumulo, trattamento delle acque, servizi igienico-sanitari, comunicazioni e soluzioni costruttive prefabbricate possono migliorare la gestione delle strutture isolate. La loro adozione, tuttavia, deve essere valutata in relazione alle caratteristiche dei siti, alla manutenzione, alle competenze disponibili, ai costi e all’impronta ambientale complessiva. Resta aperta una questione centrale: come migliorare l’accoglienza e i servizi senza accrescere la dipendenza da risorse limitate?
Le soluzioni tecniche, da sole, non sono sufficienti. Il futuro dei rifugi dipende anche dalle forme di governance e dalla capacità di collaborazione tra gestori, proprietari, associazioni, volontari, comunità locali, autorità pubbliche e frequentatori della montagna. Ospitalità, manutenzione, sicurezza, informazione e tutela ambientale sono infatti il risultato di un lavoro collettivo, spesso poco visibile, che collega i rifugi ai territori e alle economie delle valli.
Come evidenziato nel testo introduttivo del volume, i rifugi rendono particolarmente concreta la complessità dell’Antropocene: pur apparendo remoti, dipendono da reti globali di materiali, energia, mobilità, lavoro, norme e investimenti pubblici. La loro capacità di adattamento riguarda dunque non soltanto gli edifici e le infrastrutture, ma anche le relazioni sociali e istituzionali che consentono loro di rimanere vitali e di svolgere le proprie funzioni.
Il volume offre così una lettura internazionale e interdisciplinare dei rifugi come luoghi di lavoro, presidi territoriali e laboratori nei quali sperimentare nuovi equilibri tra accoglienza, sicurezza, innovazione tecnologica e sobrietà nell’impiego delle risorse.
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